Innovazione e Digitale

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Veronica Araldi 31 Marzo, 2022

Innovazione e Digitale

Le aziende hanno chiaro il concetto, senza innovare non c’è futuro, anche se non sempre riescono ad adeguarsi. Oltre la metà delle aziende italiane (e non solo le grandi), ha dichiarato che aumenterà il budget destinato ad ICT e sfrutterà competenze esterne e professionalità innovative.

Da un lato il digitale, ingrediente fondamentale per essere competitivi e affrontare le nuove sfide verso la transizione ecologica, dall’altro la fioritura di collaborazioni esterne (open innovation) con “specialisti” che possano accrescere competenze non sempre consolidate in azienda, soprattutto nelle PMI italiane.

I temi di maggiore interesse continuano ad essere Cybersicurezza, Business Intelligence e Big data, meno rilevante la crescita dell’ e-commerce (che continua comunque ad essere un canale commerciale preferenziale).

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dedica alla transizione digitale il 27% del totale delle risorse, puntando a rafforzare l’infrastruttura e la connettività da un lato e a digitalizzare la Pubblica Amministrazione dall'altro.

Dall’analisi condotta risulta infatti che l’incapacità italiana dell’ultimo decennio di crescere ai tassi registrati dagli altri paesi europei (Germania e Francia in primis) è dovuta anche alla mancanza di infrastrutture adeguate e ad un tessuto produttivo costituito prevalentemente da piccole e medie imprese, spesso incapaci di adottare nuove tecnologie e muoversi verso produzioni a più alto valore aggiunto.  

Una PA più efficace, al servizio di cittadini e imprese, è parte della strategia Italia digitale 2026 per dare una spinta alle imprese, partendo dall’accesso a reti ultraveloci e colmando il gap di competenze digitali della popolazione rispetto ad un mondo ormai fortemente interconnesso.

Il report annuale ISTAT mostra un paese in movimento ma ad passo più lento rispetto agli altri paesi europei nell’area del commercio elettronico delle PMI; d’altra parte si registra un’accelerazione dei servizi in cloud di livello intermedio o sofisticato (52% contro una media Ue27 del 35%) e nell’utilizzo di almeno due social media.

L’80% delle imprese con almeno 10 addetti è ancora ad un livello ‘basso’ o ‘molto basso’ d’adozione dell’ICT, il restante 20% si posiziona invece su livelli ‘alti’ o ‘molto alti’ di digitalizzazione. Il maggior divario si riscontra principalmente nella mancata adozione di software gestionali di condivisione delle informazioni come ERP e CRM. 

E’ la dimensione d’impresa ad influenzare l’utilizzo delle tecnologie digitali: le piccole imprese sono maggiormente focalizzate su cloud e social network, le medie aggiungono connessione veloce e gestionali, solo le grandi imprese adottano device intelligenti (IoT) e intelligenza artificiale.

In generale, emerge chiara la consapevolezza che la trasformazione digitale sia un passo imprescindibile per sopravvivere sul mercato domani. Molte aziende sono già fortemente indirizzate verso un cambio culturale, affinché tutto il tessuto aziendale sia interconnesso e riceva una corretta formazione digitale. Se finalmente è arrivato un segnale forte dalle istituzioni, parallelamente deve affermarsi sempre più una mentalità innovativa e lungimirante dell’imprenditore per affrontare le sfide di oggi, contemplando anche opportune azioni di transizione generazionale.


 

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