Filtri antispam, email e newsletter

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Veronica Araldi 15 Luglio, 2024

Filtri antispam, email e newsletter

Dopo averlo preannunciato, Google e Yahoo hanno imposto i nuovi requisiti per i mittenti di invio delle email.

Dal 1° febbraio 2024 il mancato adeguamento di alcuni parametri di sicurezza degli indirizzi email comporta che le tue email non siano recapitate o siano dirottate verso la cartella dello spam.

La scelta è la naturale conseguenza dell’inasprimento dei controlli di sicurezza sulle ormai enormi quantità di email che privati e aziende ricevono ogni giorno. A seconda della quantità di email inviate giornalmente, le aziende devono quindi aver implementato una policy DMARC adeguata per evitare il crollo del tasso di recapito delle proprie email.

La Policy DMARC (Domain-based Message Authentication, Reporting & Conformance) è un sistema di validazione dei messaggi email che sfrutta due tecnologie esistenti, SPF (Sender Policy Framework) e DKIM (DomainKeys Identified Mail).

L’ SPF è uno standard di autenticazione email che verifica l'autenticità dell'origine di un'email, permettendo al proprietario del dominio di specificare quali server sono autorizzati a inviare email a nome del dominio. IL server di posta in ricezione effettua un controllo dell’indirizzo IP del server mittente, accertandosi che corrisponda al record SPF associato al dominio del mittente.

ll DKIM consente al dominio di associare il proprio nome ad un’email attraverso l'apposizione di una firma digitale. La chiave pubblica che si trova nel DNS del dominio verifica la firma apposta, garantendo che l’email e gli allegati non siano stati oggetto di falsificazione dopo la firma.

La posta elettronica è uno strumento ormai di uso comune, purtroppo sempre più “abusata”: permette di raggiungere più utenti in maniera massiva e depersonalizzata. Per questo si è assistito negli anni ad un aumento dei controlli dei client di posta per bloccare comunicazioni ritenute SPAM. Algoritmi di controllo sempre più sofisticati che partono proprio dalla verifica della provenienza della mail (ma non solo) e attribuiscono una soglia di tolleranza, superata la quale le email finiscono nella cartella dello spam.

Gli algoritmi sono basati sempre più sull’ intelligenza artificiale secondo un concetto di autoapprendimento: in base agli errori e alle azioni svolte, il sistema impara ad essere sempre più preciso nell’identificazione dello spam. Ad esempio una mail inviata nello spam e spostata in posta in entrata fa sì che in futuro comunicazioni simili siano recapitate correttamente e non scartate.

Nei cosiddetti filtri antispam bayesiani si lavora su un concetto “probabilistico” che parte da una fase di apprendimento iniziale al fine di analizzare il testo e le parole usate frequentemente (compreso il codice HTML e gli header) nelle email che consideriamo spam. Successivamente, il filtro evolve grazie alla personalizzazione: lo spam condiviso è quello che contiene azioni malevole, in altre situazioni invece quello che per noi è spam, potrebbe non esserlo in altri contesti. Ad esempio la parola “sesso”, tipicamente da bollino rosso per i filtri antispam, potrebbe essere ignorata dal filtro bayesiano della casella di un ginecologo perchè i messaggi che contengono riferimenti a parti anatomiche umane o all’ambito della sessualità sono argomenti di interesse per la professione del ginecologo.

Un altro parametro di controllo molto importante riguarda il server in uscita, il cui indirizzo IP non deve essere in blacklist. Esistono molti servizi che forniscono sistemi di invio di email transazionali e/o newsletter ed è preferibile utilizzarli al posto della casella email aziendale e dei relativi SMTP di uscita perchè hanno già configurati i parametri di controllo che mirano ad ottimizzare il tasso di recapito, riducendo la frequenza di rimbalzo ( = bounce).

Una buona strategia di email marketing tiene quindi presente prima di tutto la coerenza dei parametri “tecnici” e la reputazione dell’IP emittente. Poi scansiona il contenuto della email (in maniera più o meno raffinata) e valuta la fonte degli indirizzi email a cui viene rivolta la campagna di invio. Recapitare le email è sicuramente l’obiettivo principale nel caso di email transazionali, ovvero tutte quelle email automatiche generate da sistemi gestionali a seguito di determinate azioni dell'utente: la registrazione di un account, l’attivazione di un servizio, una risposta sollecitata all’utente, ecc. Se invece la comunicazione è di natura “commerciale”, il recapito è solo il primo step di un obiettivo più ampio, cioè indurre l’utente ad accedere ad un altro contenuto (ad esempio attraverso una call-to-action) per finalizzare una vendita, aderire ad un servizio, sollecitare la richiesta di informazioni, fidelizzare un utente, ecc..

Come aumentare il tasso di consegna delle email?

Rispetta i parametri tecnici: indirizzo IP dedicato del server di invio se fai molte campagne, corretta politica DMARC con autenticazione della mail mittente, utilizzo di un sottodominio dedicato (per non impattare sulla reputazione del dominio principale in caso di bounce).

Pulisci regolarmente la lista delle email destinatarie: gli indirizzi email che vanno spesso in bounce oppure che non aprono mai il contenuto proposto influiscono negativamente sulla reputazione e possono essere considerati indirizzi farlocchi o comunque non in target.

Filtra i contatti in base al loro coinvolgimento: è importante targetizzare nella maniera più precisa possibile i tuoi contatti email. I contatti inattivi da lungo tempo richiedono un certo tipo di comunicazione, diversa da quella impostata per contatti che interagiscono con maggiore frequenza. Filtrare i contatti significa adottare una policy adatta alla propria azienda, utilizzando dei criteri specifici: ad esempio il tempi di inattività del contatto, le interazioni, gli argomenti di interesse,.... Al filtro dei contatti corrisponde chiaramente anche una comunicazione “personalizzata” che coglie elementi sicuramente di maggiore interesse per il target a cui si rivolge.

Testa le email: non è facile capire quale “taglio” dare alle proprie comunicazioni e può essere utile utilizzare un A/B Test che permette di inviare due diverse versioni della stessa email ad un piccolo insieme di indirizzi affinché si possa valutare quella che risulta “vincente” (ovvero quale testo ottiene performance di coinvolgimento migliori). L’A/B test è un servizio fornito dai provider di servizi di invio email transazionali e newsletter ma non è considerata una feature di base.

Sfrutta la possibilità di spedire con mittenti diversi: pur inviando con lo stesso indirizzo IP, la scelta di mittenti diversi a seconda del contenuto trattato può essere efficace. Se si vuole comunicare un’informazione ai propri clienti inerente un nuovo prodotto, può essere utile che il messaggio sia inviato dall'ufficio tecnico competente (se non addirittura dall'indirizzo personale del responsabile del reparto); se si vuole comunicare un cambio del proprio assetto societario potrebbe valer la pena che il mittente del messaggio sia l’amministratore delegato o il direttore. Ricevere una comunicazione con un nome/cognome rende il messaggio ancora più mirato, quasi fosse una conversazione personale.

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