Contratti, preventivi, ordini, certificazioni, manuali, procedure, disegni tecnici e documenti amministrativi: nel corso del tempo ogni azienda accumula una quantità crescente di documentazione.
Il passaggio dalla carta al digitale ha reso più semplice memorizzare queste informazioni, ma non ha automaticamente risolto il problema di come organizzarle.
Un server pieno di cartelle può essere disordinato esattamente quanto una stanza piena di faldoni.
L'archiviazione documentale serve proprio a evitare questo problema: organizzare i documenti secondo criteri condivisi affinché possano essere ritrovati e utilizzati quando servono.
Il risultato dovrebbe essere un archivio digitale nel quale non sia necessario ricordare dove qualcuno ha deciso di salvare un file per riuscire a recuperarlo.
Archiviare un documento non significa semplicemente salvarlo.
L'archiviazione documentale comprende le attività utilizzate per raccogliere, classificare e organizzare i documenti in modo da renderli successivamente reperibili.
È una delle attività che fanno parte della più ampia gestione documentale, ma risponde a una domanda molto specifica: come organizziamo i documenti affinché possano essere trovati quando serviranno?
Una buona archiviazione deve quindi tenere conto non soltanto del luogo nel quale viene memorizzato il file, ma anche delle informazioni necessarie per identificarlo e recuperarlo.
Per approfondire il tema più generale puoi leggere il nostro articolo dedicato alla gestione documentale e al governo dei documenti aziendali.
Quando si parla di archivio digitale, la prima immagine che viene in mente è spesso quella di un insieme di cartelle contenenti documenti elettronici.
Tecnicamente può esserlo.
Dal punto di vista organizzativo, però, un archivio digitale realmente efficace dovrebbe fare qualcosa in più: consentire alle persone di individuare un documento attraverso le informazioni che conoscono.
Pensiamo, per esempio, a un contratto.
Potremmo ricordare il cliente, l'anno, il progetto a cui appartiene oppure la tipologia del documento, senza conoscerne necessariamente il nome esatto.
Un archivio ben organizzato dovrebbe permettere di arrivare comunque all'informazione.
La differenza è importante: memorizzare significa sapere che il documento esiste da qualche parte; archiviare significa essere in grado di ritrovarlo.
Archiviazione e conservazione vengono spesso utilizzate come sinonimi, ma rispondono a esigenze diverse.
L'archiviazione documentale riguarda principalmente il modo in cui i documenti vengono organizzati affinché siano disponibili e reperibili.
La conservazione digitale, invece, riguarda la preservazione dei documenti informatici nel tempo e, quando previsto, deve rispettare specifici requisiti normativi.
Avere un documento all'interno di un archivio digitale non significa quindi averlo automaticamente sottoposto a conservazione digitale.
Allo stesso modo, un buon sistema di archiviazione può essere utilizzato anche per documenti per i quali non esiste alcun obbligo di conservazione a norma.
In questo articolo ci occupiamo quindi di un problema organizzativo: come strutturare un archivio affinché i documenti possano essere trovati e utilizzati quando servono.
Quando si costruisce un archivio, la domanda più spontanea è: "Dove metto questo documento?"
Può essere più utile rovesciare il ragionamento: "Come cercherò questo documento quando mi servirà?"
Immaginiamo di ricevere un certificato relativo a un prodotto utilizzato per un cliente all'interno di una determinata commessa.
Tra sei mesi potremmo cercarlo partendo dal nome del fornitore, dal prodotto, dal cliente, dalla commessa oppure dalla tipologia documentale.
Una struttura basata esclusivamente sulla posizione del file ci obbliga a scegliere in anticipo uno solo di questi percorsi.
Una struttura basata anche sulle informazioni associate al documento consente invece di utilizzare criteri differenti.
È uno dei principi più importanti per costruire un archivio digitale che continui a funzionare anche quando il numero dei documenti aumenta.
Prima ancora di scegliere cartelle e categorie è utile stabilire quali documenti devono realmente essere archiviati.
Non ogni file prodotto all'interno dell'azienda ha necessariamente lo stesso valore.
Bozze temporanee, allegati duplicati e file di lavoro possono avere esigenze molto diverse rispetto a contratti, procedure, certificazioni o documentazione tecnica.
Stabilire cosa appartiene realmente all'archivio evita che nel tempo questo si trasformi in un contenitore indistinto.
I documenti devono essere organizzati secondo criteri comprensibili e condivisi.
A seconda dell'azienda possono essere rilevanti: cliente, fornitore, progetto, commessa, prodotto, reparto, tipologia documentale oppure periodo.
Il criterio corretto non è necessariamente quello che produce l'albero di cartelle più ordinato.
È quello che corrisponde maggiormente al modo in cui le persone cercano e utilizzano le informazioni.
Il nome del file non dovrebbe essere l'unico elemento utilizzato per comprendere cosa contiene.
Data, tipologia, cliente, progetto o altre informazioni descrittive possono diventare strumenti fondamentali per la ricerca.
Queste informazioni vengono spesso definite metadati.
Non sostituiscono necessariamente le cartelle, ma permettono di superarne alcuni limiti e di cercare lo stesso documento secondo criteri differenti.
Un sistema di archiviazione funziona solamente se viene utilizzato in modo coerente.
Se ogni reparto utilizza nomi, categorie e criteri diversi, il risultato sarà inevitabilmente difficile da consultare.
Le regole devono quindi essere semplici, comprensibili e applicabili senza richiedere interpretazioni ogni volta che viene inserito un documento.
Non tutti i documenti devono necessariamente essere disponibili a tutti.
Contratti, documentazione del personale, informazioni commerciali o documenti riservati possono richiedere livelli differenti di accesso.
Nel contesto dell'archiviazione, questo significa progettare l'archivio in modo che i documenti siano facilmente reperibili dalle persone autorizzate, senza renderli indistintamente disponibili a tutti.
Copiare lo stesso documento in diverse cartelle sembra spesso la soluzione più semplice per renderlo disponibile da più punti.
Il problema nasce quando il file viene sostituito o aggiornato: quale copia è quella corretta?
Un archivio efficace dovrebbe ridurre il più possibile la necessità di duplicare i documenti soltanto per renderli più facili da trovare.
Quando un'azienda vuole ridurre la quantità di carta, il primo passaggio è spesso la scansione dei documenti.
È certamente una parte del processo, ma non è sufficiente.
Trasformare cento faldoni in diecimila PDF con nomi come:
- scan001.pdf;
- scan002.pdf;
- scan003.pdf.
Elimina la carta, ma può creare un archivio digitale praticamente inutilizzabile.
Prima della digitalizzazione è quindi necessario capire:
- quali documenti devono essere acquisiti;
- come devono essere classificati;
- quali informazioni devono essere associate;
- quale struttura deve essere utilizzata;
- come saranno successivamente ricercati.
La digitalizzazione dovrebbe essere il mezzo con cui portiamo i documenti all'interno dell'archivio, non il metodo con cui decidiamo come organizzarli.
Molti problemi diventano evidenti solamente quando il numero dei documenti cresce.
Uno dei più comuni è affidare troppe informazioni al nome del file:
- Contratto_Rossi_2026_definitivo.pdf;
- Contratto_Rossi_2026_definitivo2.pdf;
- Contratto_Rossi_2026_definitivo2_OK.pdf;
- Contratto_Rossi_2026_definitivo2_OK_NUOVO.pdf.
Il problema non è la fantasia utilizzata per scegliere i nomi.
È che stiamo cercando di utilizzare il nome del file per rappresentare troppe informazioni contemporaneamente.
Altri errori frequenti sono:
- creare strutture di cartelle eccessivamente profonde;
- duplicare lo stesso documento in più percorsi;
- utilizzare categorie comprensibili solamente a chi le ha create;
- archiviare documenti all'interno di cartelle personali;
- non definire criteri comuni tra reparti;
- accumulare documenti senza stabilire quali siano realmente utili.
Un modo semplice per valutare un archivio è smettere per un momento di osservare come vengono inseriti i documenti e verificare invece come vengono recuperati.
Possiamo porci alcune domande:
- riesco a trovare un documento senza conoscerne il nome esatto?;
- un collega che non ha creato l'archivio riuscirebbe a trovare la stessa informazione?;
- posso capire facilmente qual è il documento che sto cercando?;
- posso cercarlo partendo da criteri differenti, come cliente, progetto o tipologia?;
- è chiaro chi può accedere a quella parte dell'archivio?
Se per trovare un documento è necessario chiedere alla persona che lo ha archiviato, quella persona è diventata parte del sistema di ricerca.
E questo rappresenta un limite organizzativo.
Un buon archivio dovrebbe continuare a essere comprensibile anche quando cambiano le persone che lo utilizzano.
Le cartelle sono uno strumento semplice, immediato e in molti casi perfettamente sufficiente.
Il problema nasce quando lo stesso documento può essere cercato secondo più dimensioni.
Cliente oppure progetto?
Prodotto oppure fornitore?
Anno oppure tipologia?
La struttura gerarchica obbliga normalmente a scegliere un percorso principale.
Quando crescono documenti e criteri di ricerca, diventano quindi utili sistemi che permettono di associare al documento più informazioni senza doverlo duplicare.
Il passaggio non è necessariamente: cartelle → software complesso.
È piuttosto: posizione del file → informazioni sul documento.
Ed è questa evoluzione che permette a un archivio digitale di crescere insieme all'organizzazione.
L'archiviazione documentale risolve soprattutto un problema: organizzare e ritrovare i documenti.
Nella vita aziendale, però, può essere necessario fare qualcosa in più.
Un documento può dover essere approvato, revisionato, aggiornato entro una scadenza oppure utilizzato da persone con responsabilità differenti.
Quando iniziano a entrare in gioco questi aspetti, il problema non riguarda più soltanto l'archivio, ma il modo in cui il documento viene gestito durante il suo utilizzo.
È qui che entrano in gioco la gestione documentale e, nei processi più strutturati, i workflow documentali.
L'archivio rimane quindi una componente fondamentale, ma diventa il punto di partenza di un processo più ampio.
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