Quando un macchinario si guasta, il costo della riparazione è solo una parte del problema. A questo possono aggiungersi il fermo della produzione, personale impossibilitato a lavorare, ritardi nelle consegne o la temporanea indisponibilità di un servizio.
È proprio per ridurre la probabilità di trovarsi in questa situazione che nasce la manutenzione preventiva: intervenire prima del guasto, utilizzando informazioni disponibili sull'asset per stabilire il momento più opportuno per effettuare controlli, regolazioni o sostituzioni.
Ma fare prevenzione non significa semplicemente aumentare il numero degli interventi.
Sostituire troppo presto componenti ancora efficienti o fermare inutilmente una macchina genera a sua volta costi. Una buona manutenzione preventiva deve quindi trovare un equilibrio tra due rischi opposti: intervenire troppo tardi e intervenire troppo presto.
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Come abbiamo visto nell'approfondimento dedicato alle diverse tipologie di manutenzione, la manutenzione preventiva si distingue dalla manutenzione a guasto per un principio fondamentale: l'intervento avviene prima che il guasto si manifesti.
La UNI EN 13306 colloca la manutenzione preventiva tra le attività eseguite con l'obiettivo di ridurre la probabilità di guasto o il degrado del funzionamento di una risorsa.
Per stabilire quando intervenire possiamo utilizzare informazioni differenti.
Possiamo decidere di controllare un impianto ogni sei mesi, sostituire un componente dopo un determinato numero di ore di funzionamento oppure effettuare una verifica quando alcuni parametri indicano un cambiamento nelle condizioni della macchina.
Il principio rimane lo stesso: non aspettiamo che qualcosa smetta di funzionare, ma utilizziamo le informazioni disponibili per anticipare un possibile problema.
Pensiamo, ad esempio, a un carrello elevatore utilizzato quotidianamente in magazzino. Attendere un guasto può significare renderlo improvvisamente indisponibile durante l'attività. Programmare invece determinati controlli in funzione delle ore di utilizzo permette di organizzare l'intervento in un momento meno problematico.
La manutenzione preventiva introduce quindi un elemento importante nella gestione aziendale: la possibilità di trasformare almeno una parte delle emergenze in attività prevedibili.
Non tutte le attività preventive vengono attivate nello stesso modo.
La differenza principale riguarda l'informazione utilizzata per stabilire quando intervenire.
È la forma più immediata.
L'intervento viene effettuato secondo intervalli temporali definiti: ogni mese, ogni trimestre, ogni sei mesi oppure una volta all'anno.
Può essere una soluzione efficace quando il deterioramento dipende dal tempo o quando un controllo deve comunque essere effettuato periodicamente.
Il vantaggio principale è la semplicità: le attività sono facilmente prevedibili e possono essere organizzate con largo anticipo.
Il limite è che il calendario non conosce l'utilizzo reale della risorsa.
Due macchine identiche potrebbero essere state installate lo stesso giorno, ma una potrebbe lavorare otto ore al giorno e l'altra soltanto poche ore alla settimana. Applicare automaticamente la stessa frequenza a entrambe potrebbe non essere la scelta più efficiente.
Per alcune risorse è più significativo misurare quanto vengono utilizzate anziché quanto tempo è trascorso.
L'intervento può quindi essere previsto dopo un determinato numero di ore di funzionamento, chilometri percorsi, cicli di produzione o lavorazioni effettuate.
Riprendiamo l'esempio dei due carrelli elevatori.
Il primo viene utilizzato intensamente per due turni al giorno, il secondo soltanto occasionalmente. Stabilire il tagliando dopo un determinato numero di ore di funzionamento permette di collegare maggiormente la manutenzione all'effettivo utilizzo delle due risorse.
Questa modalità richiede però che il dato sia disponibile e affidabile. Se le ore di funzionamento non vengono rilevate correttamente, anche la scadenza della manutenzione diventa poco attendibile.
Un ulteriore livello consiste nel considerare direttamente le condizioni effettive della risorsa.
Temperatura, vibrazioni, pressione, assorbimento elettrico, usura o altri parametri possono fornire indicazioni sullo stato di un componente o di un impianto.
Invece di dire: “Controlliamo la macchina perché sono trascorsi sei mesi”, possiamo arrivare a dire: “Controlliamo la macchina perché un parametro sta mostrando un comportamento anomalo”.
L'intervento viene così avvicinato alle reali condizioni dell'asset.
Questa modalità può ridurre parte degli interventi non necessari, ma richiede un sistema affidabile di rilevazione e soprattutto la capacità di stabilire quali valori siano realmente significativi.
La disponibilità di molti dati, da sola, non rende infatti migliore la manutenzione. È necessario sapere quali informazioni osservare e quali decisioni prendere quando cambiano.
Questa è probabilmente la domanda più concreta: qual è la frequenza corretta?
Non esiste una risposta valida per qualsiasi asset.
Un buon punto di partenza è rappresentato dalle indicazioni del produttore, che conosce caratteristiche tecniche, componenti e condizioni previste di utilizzo della macchina.
Queste informazioni devono però essere contestualizzate.
Una macchina utilizzata 16 ore al giorno in un ambiente polveroso può avere esigenze differenti dalla stessa macchina utilizzata occasionalmente in condizioni meno impegnative.
Per definire e successivamente verificare una frequenza è quindi utile considerare diversi elementi: indicazioni tecniche, intensità di utilizzo, condizioni operative, storico, criticità dell'asset ed eventuali obblighi applicabili.
È soprattutto lo storico a diventare interessante nel tempo.
All'inizio un'azienda può conoscere principalmente le indicazioni del produttore. Dopo alcuni anni, però, può disporre di decine o centinaia di interventi effettuati sulle proprie macchine.
Queste informazioni permettono di confrontare le ipotesi iniziali con ciò che succede realmente.
Immaginiamo un'azienda che acquisti un nuovo compressore.
Il produttore indica un controllo generale trimestrale e la sostituzione di un determinato componente ogni sei mesi.
Durante il primo anno l'azienda segue queste indicazioni e registra gli interventi effettuati.
Dopo due anni emerge che, al momento della sostituzione semestrale, il componente si trova sistematicamente in condizioni molto buone. Lo storico mostra inoltre che il compressore viene utilizzato meno intensamente di quanto inizialmente previsto.
Questa informazione non significa che l'azienda possa semplicemente ignorare le indicazioni tecniche. Significa però che dispone di un dato utile per valutare, insieme alle prescrizioni applicabili e alle indicazioni del costruttore, se la strategia adottata sia realmente adeguata alle condizioni operative.
Può verificarsi anche la situazione opposta.
Se un componente mostra ripetutamente problemi prima dell'intervento previsto, continuare ad applicare la stessa frequenza significa ignorare ciò che lo storico sta dicendo.
Una manutenzione preventiva efficace non dovrebbe quindi essere un calendario scritto una volta e utilizzato per sempre.
Dovrebbe evolvere insieme alla conoscenza delle risorse.
Il vantaggio più evidente è la possibilità di ridurre i guasti imprevisti, ma non è l'unico.
Sapere in anticipo che una macchina dovrà essere fermata permette di scegliere un momento meno problematico, verificare la disponibilità dei ricambi e organizzare il personale necessario.
Questo trasforma una parte della manutenzione da attività reattiva ad attività pianificabile.
Un secondo vantaggio riguarda la continuità operativa. Ridurre la probabilità di guasti sulle risorse più critiche significa diminuire il rischio che un singolo problema tecnico interrompa un processo importante.
La registrazione degli interventi permette inoltre di costruire progressivamente uno storico della risorsa, utile per comprendere frequenza dei problemi, componenti maggiormente soggetti a usura e costi sostenuti.
Infine, una manutenzione preventiva correttamente impostata può contribuire a utilizzare meglio tecnici e ricambi: meno emergenze significano maggiore possibilità di organizzare le attività anziché subirle.
Ma c'è una condizione fondamentale: gli interventi devono essere realmente necessari.
Uno degli errori più interessanti nella manutenzione preventiva è pensare che più prevenzione significhi automaticamente maggiore efficienza.
Non è così.
Ogni intervento ha un costo: tempo dei tecnici, ricambi, materiali, organizzazione e, in alcuni casi, fermo della risorsa.
Sostituire un componente troppo presto significa inoltre rinunciare a una parte della sua vita utile.
Immaginiamo un componente del costo di 300 euro sostituito preventivamente ogni sei mesi.
Solo per i ricambi spendiamo 600 euro all'anno, a cui vanno aggiunti manodopera ed eventuale fermo macchina.
Dopo alcuni anni lo storico mostra però che i componenti sostituiti sono sistematicamente ancora in buone condizioni e che, nelle condizioni reali di utilizzo, la loro durata potrebbe essere maggiore.
La manutenzione sta certamente riducendo il rischio di guasto, ma potrebbe farlo a un costo sproporzionato.
| Frequenza | Possibile conseguenza |
|---|---|
| Troppo bassa | Aumenta il rischio di guasto prima dell'intervento |
| Adeguata | Equilibrio tra prevenzione, rischio e costo |
| Troppo alta | Interventi e sostituzioni potenzialmente non necessari |
Questo fenomeno viene definito over-maintenance.
L'obiettivo della preventiva non dovrebbe quindi essere massimizzare il numero degli interventi, ma individuare un livello di prevenzione coerente con il rischio che vogliamo controllare.
Nell'articolo dedicato alle tipologie di manutenzione abbiamo approfondito le diverse strategie. Qui può essere utile riassumere le differenze dal punto di vista della manutenzione preventiva.
| Caratteristica | Correttiva | Preventiva | Predittiva |
|---|---|---|---|
| Quando si interviene | Dopo il guasto | Prima del guasto secondo criteri definiti | Quando l'analisi dei dati indica l'evoluzione di un possibile problema |
| Pianificabilità | Bassa | Alta | Generalmente alta |
| Informazioni necessarie | Minime | Frequenze, utilizzo, storico | Dati sulle condizioni e modelli di analisi |
| Complessità | Bassa | Media | Elevata |
| Adatta soprattutto a | Asset poco critici | Asset con esigenze e comportamento abbastanza conosciuti | Asset critici e monitorabili |
La differenza non consiste nel considerare una strategia moderna e un'altra superata.
Un'azienda può utilizzare contemporaneamente tutte e tre.
Un utensile economico e ridondante può essere gestito a guasto, un carrello elevatore attraverso manutenzione preventiva e una macchina particolarmente critica attraverso sistemi di monitoraggio più evoluti.
La scelta dipende sempre dal rapporto tra criticità, rischio e costo.
La manutenzione preventiva tende a essere particolarmente efficace quando possiamo rispondere positivamente ad alcune domande.
Se il fermo della risorsa interrompe produzione, servizi o altre attività importanti, prevenire il problema acquista valore.
Se sappiamo che determinati componenti si deteriorano in funzione del tempo o dell'utilizzo, possiamo intervenire prima del guasto.
Tempo, ore, cicli o altri parametri devono permetterci di costruire una frequenza sensata.
È il controllo finale e più importante.
Facciamo alcuni esempi
Un fermo improvviso crea problemi operativi, l'utilizzo è misurabile e molti componenti hanno esigenze manutentive conosciute.
Buon candidato per la manutenzione preventiva.
Esistono attività periodiche e il degrado di alcuni componenti può influire sull'efficienza e sull'affidabilità.
Buon candidato per interventi preventivi programmati.
Il guasto non blocca l'attività e la sostituzione è semplice.
Una preventiva molto strutturata potrebbe costare più del rischio evitato.
La manutenzione a guasto può essere più razionale.
Il costo del fermo è elevato, ma gli interventi periodici non sembrano correlati ai guasti.
Aumentare semplicemente la frequenza della preventiva potrebbe non risolvere il problema.
Potrebbe essere necessario analizzare le cause o valutare strategie basate sulle condizioni.
Questo è il punto fondamentale: la manutenzione preventiva non deve essere applicata perché “è meglio prevenire che curare”, ma perché i numeri e le caratteristiche dell'asset la rendono conveniente.
Avere molte attività programmate non significa necessariamente avere una buona manutenzione.
Bisogna misurare cosa succede.
Uno dei primi indicatori è il numero di guasti non programmati. Se dopo l'introduzione della preventiva diminuisce, abbiamo un primo segnale positivo.
Ancora più interessante può essere misurare le ore di fermo non programmato. Dieci piccoli guasti che richiedono pochi minuti non hanno infatti lo stesso impatto di un unico problema che blocca una macchina per due giorni.
È utile inoltre verificare la percentuale di interventi preventivi eseguiti nei tempi previsti. Se l'azienda pianifica 100 attività ma ne completa puntualmente solo 60, il problema potrebbe non essere nella strategia ma nella sua applicazione.
Anche il costo di manutenzione per asset è un dato importante. Permette di individuare macchine che continuano ad assorbire risorse e capire se la prevenzione sta producendo un risultato proporzionato all'investimento.
Infine, indicatori come l'MTBF (Mean Time Between Failures) possono aiutare a osservare nel tempo l'affidabilità degli asset riparabili.
Non è necessario misurare decine di KPI.
Sono sufficienti pochi indicatori capaci di rispondere a una domanda molto semplice:
stiamo spendendo meglio per avere meno guasti e meno conseguenze operative?
Se la risposta non emerge dai dati, il programma preventivo deve essere rivisto.
Stabilire quando conviene intervenire è solo una parte del problema.
Quando aumentano il numero degli asset, le attività e le persone coinvolte, bisogna organizzare queste informazioni: definire cosa deve essere fatto, stabilire responsabilità e scadenze, coordinare gli interventi e registrare ciò che è realmente avvenuto.
È il passaggio dalla singola strategia preventiva a un vero piano di manutenzione.
Ed è proprio questo il tema che approfondiremo nel prossimo articolo: come trasformare esigenze, frequenze e attività manutentive in un sistema organizzato e verificabile nel tempo.
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