Finché le risorse da gestire sono poche, anche la manutenzione può essere organizzata con strumenti relativamente semplici. Un foglio Excel con le scadenze, un calendario condiviso, qualche cartella con manuali e rapportini e una buona conoscenza degli impianti possono essere sufficienti.
Poi però le cose cambiano.
Gli asset aumentano, gli interventi diventano più frequenti, entrano in gioco più tecnici e fornitori, bisogna tenere sotto controllo manutenzioni preventive, guasti, documentazione, ricambi e attività rinviate. Le informazioni iniziano a essere distribuite tra file diversi, email, telefonate e applicazioni che non comunicano fra loro.
A quel punto il problema non è più soltanto ricordarsi quando fare una manutenzione. Diventa necessario collegare asset, attività, persone, documenti e storico all'interno dello stesso processo.
È proprio per rispondere a questa esigenza che vengono utilizzati i software CMMS.
Ma che cos'è esattamente un CMMS? Come funziona? E soprattutto: quando la complessità della manutenzione rende realmente utile adottarne uno?
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CMMS è l'acronimo di Computerized Maintenance Management System, espressione che può essere tradotta come sistema computerizzato per la gestione della manutenzione.
Le quattro parole aiutano già a comprenderne il significato:
Computerized, perché le informazioni e i processi vengono gestiti attraverso un sistema informatico;
Maintenance, perché il campo di applicazione è la manutenzione;
Management, perché non riguarda soltanto l'esecuzione tecnica degli interventi, ma anche la loro organizzazione;
System, perché informazioni, persone, attività e risorse vengono gestite come parti collegate dello stesso sistema.
In termini pratici, un CMMS è quindi un software utilizzato per organizzare, registrare e rendere disponibili le informazioni necessarie alla gestione della manutenzione.
Una definizione tecnica particolarmente chiara è quella utilizzata dal Federal Energy Management Program del U.S. Department of Energy, che inquadra il CMMS come un software gestionale a supporto della gestione e del tracciamento delle attività di Operation & Maintenance.
La stessa idea è coerente con la norma EN 13306 sulla terminologia della manutenzione, che non limita la manutenzione alla sola attività tecnica ma ne considera anche gli aspetti amministrativi e gestionali.
La definizione tecnica, da sola, dice però ancora poco su quello che cambia concretamente per un'azienda.
Immaginiamo di dover gestire un macchinario.
La scheda tecnica potrebbe essere conservata in una cartella condivisa, le scadenze della manutenzione in Excel, il manuale del costruttore in PDF, i rapportini degli interventi in un'altra directory e le richieste dei tecnici ricevute tramite telefono o email.
Tutte le informazioni esistono.
Il problema è che non sono necessariamente collegate tra loro.
Un CMMS permette invece di partire dall'asset e ricostruire in modo organizzato ciò che lo riguarda: quali interventi sono previsti, quali sono stati eseguiti, chi se ne è occupato, quali documenti sono disponibili, quali problemi si sono verificati e quali attività devono ancora essere completate.
Il CMMS serve quindi a supportare la gestione quotidiana della manutenzione.
Non stabilisce autonomamente quale strategia manutentiva sia migliore. La scelta tra manutenzione correttiva, preventiva, su condizione, predittiva o altre modalità dipende dalla criticità e dalle caratteristiche delle risorse: è il tema che abbiamo approfondito nell'articolo sulle tipologie di manutenzione.
Allo stesso modo, il software non sostituisce la pianificazione della manutenzione: permette di gestirla più facilmente quando aumentano attività, persone e informazioni.
Il suo ruolo è quindi quello di rendere il processo più strutturato, tracciabile e consultabile.
Per capire come funziona un CMMS è più utile osservare un processo concreto che leggere un semplice elenco di moduli e funzionalità.
Immaginiamo che un operatore rilevi un rumore anomalo su una macchina.
La segnalazione viene registrata indicando l'asset interessato. Il responsabile può valutarne la priorità, creare l'intervento e assegnarlo al tecnico più adatto.
Il tecnico consulta le informazioni sulla macchina, verifica eventuali interventi precedenti, esegue il lavoro e registra ciò che ha trovato e ciò che ha fatto.
Quando l'intervento viene chiuso, quelle informazioni entrano a far parte dello storico dell'asset.
Il percorso può essere rappresentato in modo semplice:
segnalazione → asset → priorità → assegnazione → intervento → registrazione → storico
Un flusso strutturato permette innanzitutto di conoscere lo stato delle attività.
La richiesta è appena arrivata? È stata assegnata? Il tecnico sta lavorando? Manca un ricambio? L'intervento è stato concluso?
In una gestione basata prevalentemente su telefonate, messaggi ed email queste informazioni possono essere distribuite tra persone diverse.
Nel CMMS, invece, l'intervento diventa un elemento tracciabile e collegato all'asset.
In base alle funzionalità del sistema adottato, al termine del lavoro possono essere registrati attività svolte, tempi impiegati, materiali utilizzati, note tecniche, fotografie, checklist o altra documentazione.
L'intervento non rimane quindi soltanto un lavoro concluso: diventa informazione disponibile per il futuro.
Questo aspetto è particolarmente importante anche dal punto di vista della qualità dei dati. Il National Institute of Standards and Technology (NIST) evidenzia come gli ordini di lavoro manutentivi possano essere utilizzati nel corso della vita dell'attrezzatura per registrare condizioni, guasti, anomalie e soluzioni adottate.
Un secondo flusso riguarda invece le attività che sappiamo già di dover eseguire.
Pensiamo a una manutenzione preventiva prevista ogni sei mesi.
Una volta definita l'attività, il sistema può aiutare a gestire la relativa scadenza e a mantenerne traccia nel tempo.
Il criterio non deve necessariamente dipendere soltanto da una data. A seconda dell'asset e delle funzionalità disponibili, un'attività può essere collegata anche a ore di funzionamento, cicli di utilizzo o altre grandezze misurabili.
Come abbiamo visto nell'approfondimento sulla manutenzione preventiva, la frequenza deve comunque derivare da valutazioni tecniche, modalità di utilizzo, condizioni operative, indicazioni del costruttore ed eventuali prescrizioni applicabili.
Il CMMS gestisce il criterio scelto. Non decide al posto dell'azienda quale sia quello corretto.
Le funzionalità possono cambiare sensibilmente da un prodotto all'altro e non tutti i CMMS coprono necessariamente gli stessi processi.
Esistono però alcune aree ricorrenti. Anche il Federal Energy Management Program include tra le capacità tipiche di un CMMS la gestione e prioritizzazione degli ordini di lavoro, lo storico, le attività programmate e non programmate, la documentazione tecnica, i ricambi e la generazione delle manutenzioni preventive.
La base del sistema è normalmente costituita dall'anagrafica degli asset.
Ogni macchina, attrezzatura, impianto o altra risorsa può essere identificata e associata alle informazioni utili alla sua gestione.
Non significa necessariamente inserire centinaia di campi.
L'obiettivo è disporre di un punto dal quale poter risalire facilmente alle informazioni realmente necessarie: identificazione, ubicazione, caratteristiche tecniche, documentazione e storico manutentivo.
La gestione degli asset è in realtà un tema molto più ampio della sola manutenzione. La ISO 55000:2024 inquadra infatti l'asset management in relazione all'intero ciclo di vita degli asset e al valore che questi permettono all'organizzazione di realizzare.
L'ordine di lavoro consente di trasformare una necessità manutentiva in un'attività da gestire.
Può contenere, ad esempio, l'asset interessato, la descrizione del problema o dell'attività prevista, la priorità, il tecnico incaricato e lo stato dell'intervento.
Una volta concluso il lavoro, le informazioni registrate contribuiscono alla costruzione dello storico.
Un CMMS può supportare la gestione delle attività ricorrenti associando le manutenzioni agli asset e aiutando a controllare le relative scadenze.
È però importante mantenere distinti due concetti.
La pianificazione stabilisce cosa deve essere fatto, con quale criterio, con quali risorse e secondo quali priorità. Il software permette poi di tradurre queste informazioni in attività gestibili e tracciabili.
Per questo il CMMS dovrebbe essere considerato uno strumento a supporto della pianificazione della manutenzione, non un suo sostituto.
Quando le persone coinvolte aumentano, diventa importante sapere chi deve occuparsi di cosa.
Il sistema può aiutare ad assegnare interventi a tecnici interni o soggetti esterni, visualizzare le attività aperte e mantenere traccia delle responsabilità operative.
Questo aspetto assume ancora maggiore importanza quando più persone lavorano sugli stessi asset oppure quando la manutenzione coinvolge sedi differenti.
Manuali, fotografie, rapportini, procedure e checklist possono diventare difficili da recuperare quando vengono archiviati separatamente dal processo a cui si riferiscono.
Collegare la documentazione all'asset o all'intervento permette invece di mantenere il contesto.
Lo stesso vale per lo storico.
Sapere che un componente si è guastato oggi è utile. Sapere che lo stesso problema si era già verificato tre volte negli ultimi dodici mesi può cambiare completamente il modo in cui decidiamo di intervenire.
Alcuni CMMS includono anche funzionalità dedicate alla gestione dei ricambi e del magazzino.
Il vantaggio organizzativo consiste soprattutto nel poter mettere in relazione i materiali con le attività di manutenzione.
Se un intervento richiede un determinato componente, sapere in anticipo se è disponibile evita di programmare un lavoro che poi non potrà essere completato.
Analogamente, registrare materiali, ore di lavoro e altre informazioni economiche può aiutare a ricostruire con maggiore precisione i costi manutentivi associati agli asset.
Quando gli interventi vengono registrati in modo strutturato, le informazioni possono essere aggregate.
Quante attività sono state completate? Quante sono state rinviate? Quali asset generano più richieste? Quanto tempo viene assorbito dagli interventi non pianificati?
Il punto non è produrre più dati, ma disporre di informazioni sufficientemente coerenti da poterle utilizzare nelle decisioni successive.
La ricerca del NIST sulla gestione manutentiva evidenzia proprio l'importanza della qualità e della consistenza dei dati raccolti negli ordini di lavoro quando questi vengono utilizzati per calcolare indicatori e supportare le decisioni.
Dire che Excel non è adatto alla manutenzione sarebbe sbagliato.
Un foglio elettronico è estremamente flessibile e può funzionare molto bene per gestire un numero limitato di asset, attività e scadenze.
Lo stesso vale per un calendario condiviso.
Il problema compare quando aumenta il numero di relazioni tra le informazioni.
Supponiamo di avere un file con 80 asset, un secondo foglio con le manutenzioni programmate, un calendario con le scadenze, una cartella con i rapportini e un'altra con i manuali.
Aggiungiamo tre tecnici, due manutentori esterni e alcune richieste ricevute tramite email.
Nessuno di questi strumenti, preso singolarmente, è necessariamente inadeguato.
È il collegamento tra le informazioni a diventare progressivamente più difficile.
Immaginiamo di voler rispondere a una domanda apparentemente semplice:
Perché questa macchina si è fermata nuovamente e cosa era stato fatto l'ultima volta?
Potremmo dover cercare la macchina nell'anagrafica, trovare il precedente intervento in una cartella, recuperare il rapportino, controllare chi aveva lavorato e verificare se l'attività prevista successivamente fosse stata effettivamente eseguita.
Più gli strumenti sono separati, maggiore diventa il lavoro necessario per ricostruire il contesto.
È qui che cambia il ruolo del software: un CMMS non serve soltanto a conservare informazioni, ma soprattutto a mantenere le relazioni tra asset, attività, persone e interventi.
Non tutte le aziende hanno necessariamente bisogno di un CMMS.
Se vengono gestiti pochi asset, gli interventi sono limitati, una sola persona mantiene sotto controllo le scadenze e recuperare lo storico richiede pochi minuti, introdurre un sistema più strutturato potrebbe aggiungere complessità senza risolvere un problema reale.
Pensiamo a una piccola azienda con cinque attrezzature, una decina di interventi programmati nell'arco dell'anno e un unico referente.
Un foglio ben costruito e alcune procedure chiare potrebbero essere perfettamente sufficienti.
Non esiste quindi un numero di macchine oltre il quale scatta automaticamente la necessità di adottare un CMMS.
La domanda più utile da porsi è un'altra:
quanto lavoro ci costa oggi mantenere sotto controllo la manutenzione con gli strumenti che utilizziamo?
Se la risposta è “poco e funziona bene”, non è detto che sia necessario cambiare.
Il passaggio a un CMMS diventa interessante quando cresce quello che possiamo definire il costo organizzativo della complessità.
Non necessariamente un costo economico immediatamente visibile, ma il tempo e lo sforzo necessari per coordinare informazioni, persone e attività.
Non esiste quindi una soglia universale oltre la quale serve un CMMS. Esistono però alcuni segnali che indicano che il processo sta diventando più difficile da governare.
Gli interventi vengono dimenticati, rinviati senza essere riprogrammati oppure scoperti soltanto quando la scadenza è ormai imminente.
Il problema, in questo caso, non è più definire la manutenzione ma riuscire a governarla nel tempo.
Finché una sola persona conosce tutto, molte informazioni possono rimanere implicitamente nella sua esperienza.
Quando il team cresce, questo modello diventa fragile.
Il tecnico deve sapere cosa fare, il responsabile deve conoscere lo stato dell'attività, il magazzino deve sapere quale ricambio serve e magari un fornitore esterno deve ricevere le informazioni necessarie.
La manutenzione diventa quindi un processo condiviso.
Se per capire cosa è successo a una macchina bisogna telefonare a qualcuno o cercare tra diverse cartelle, lo storico esiste ma non è realmente disponibile nel momento in cui serve.
Centralizzare gli interventi permette invece di costruire progressivamente una memoria tecnica dell'asset.
Asset in Excel, scadenze sul calendario, manuali su un server, richieste via email e fotografie nel telefono del tecnico possono funzionare quando il processo è semplice.
Quando aumenta la complessità, ogni strumento contiene però soltanto un pezzo della stessa storia.
Quanti interventi sono aperti? Quali sono in ritardo? Chi sta lavorando su cosa? Quali attività sono state completate oggi?
Quando queste domande richiedono telefonate, riunioni o controlli manuali, un sistema centralizzato può iniziare a produrre un vantaggio concreto.
Arriva infine un momento in cui non basta più sapere che gli interventi vengono eseguiti.
Si vuole capire quali asset generano più problemi, dove si concentra il lavoro, quali attività vengono continuamente rinviate e se le strategie adottate stanno producendo i risultati attesi.
Per rispondere servono dati abbastanza strutturati da poter essere confrontati.
Consideriamo un'azienda manifatturiera immaginaria. L'esempio è costruito esclusivamente a scopo esplicativo e non rappresenta dati di un caso reale.
Inizialmente l'azienda dispone di 12 macchine e un responsabile della manutenzione.
Le scadenze vengono gestite in Excel. I rapportini vengono salvati in PDF e i manuali sono conservati in una cartella condivisa.
Il sistema funziona.
Negli anni l'azienda cresce.
Le macchine diventano 45, vengono aggiunte nuove attrezzature e gli interventi sono affidati a tre tecnici interni e ad alcuni fornitori esterni.
| Informazione o attività | Strumento utilizzato |
|---|---|
| Anagrafica degli asset | Excel |
| Scadenze manutentive | Excel e calendario |
| Richieste di intervento | Email, telefono, messaggi |
| Rapportini | PDF in cartelle condivise |
| Manuali e documentazione | Cartelle sul server |
| Aggiornamenti sulle urgenze | Telefono e messaggi |
Ogni strumento continua a svolgere correttamente la propria funzione.
Ma se il responsabile vuole ricostruire la storia completa di una macchina deve mettere insieme informazioni provenienti da fonti differenti.
Inoltre, se un tecnico interviene sull'asset ma il rapportino non viene archiviato correttamente, una parte dello storico rischia di andare persa.
Con un CMMS il punto di partenza può diventare invece l'asset.
Dalla sua scheda è possibile, in base alle funzionalità del sistema adottato, accedere alle attività previste, agli interventi precedenti, alla documentazione e alle informazioni operative.
Una nuova richiesta segue un processo riconoscibile:
segnalazione → valutazione → assegnazione → intervento → registrazione → chiusura → storico
Non significa che tutto avvenga automaticamente.
Il tecnico deve comunque intervenire, il responsabile deve stabilire le priorità e le informazioni devono essere registrate correttamente.
Ciò che cambia è la struttura con cui il processo viene gestito.
Una volta compreso il funzionamento, i possibili vantaggi diventano più chiari.
Non derivano semplicemente dall'aver acquistato un software, ma dalla possibilità di utilizzare informazioni più organizzate durante tutto il processo manutentivo.
Avere una visione delle attività aperte, assegnate, concluse o in ritardo permette di conoscere più facilmente lo stato della manutenzione.
Questo diventa particolarmente importante quando il numero di interventi cresce e più persone lavorano contemporaneamente.
Associare documentazione, interventi e informazioni all'asset riduce la necessità di ricostruire ogni volta il contesto attraverso strumenti differenti.
Il tecnico può partire da informazioni già disponibili e il responsabile può ricostruire più facilmente ciò che è successo.
Quando un tecnico cambia mansione o lascia l'azienda, la sua memoria non dovrebbe essere l'unico luogo nel quale è conservata la storia degli asset.
Registrare gli interventi permette di trasformare una parte di questa conoscenza in patrimonio informativo aziendale.
Scadenze e assegnazioni diventano più facilmente visibili.
Questo non garantisce automaticamente che tutte le attività vengano concluse nei tempi previsti, ma rende più semplice capire quali interventi richiedono attenzione e chi ne è responsabile.
Quando le informazioni raccolte sono sufficientemente affidabili, è possibile utilizzarle per verificare frequenze, carichi di lavoro, ricorrenza dei guasti e comportamento degli asset.
Il vantaggio non consiste quindi nell'avere più dati, ma nel poterli utilizzare per prendere decisioni migliori sulla manutenzione.
È probabilmente il punto più importante.
Installare un CMMS non significa automaticamente migliorare la manutenzione.
Il software può ricordare una scadenza, ma qualcuno deve aver stabilito quale attività eseguire e con quale criterio.
Può assegnare un intervento, ma devono essere definite responsabilità e modalità operative.
Può costruire uno storico, ma tecnici e operatori devono registrare correttamente ciò che viene fatto.
Può produrre report e KPI, ma questi saranno utili soltanto se i dati di partenza sono sufficientemente affidabili.
In altre parole:
digitalizzare un processo non significa automaticamente averlo organizzato.
La stessa terminologia tecnica della manutenzione aiuta a comprendere questo principio. La EN 13306 considera la manutenzione nelle sue dimensioni tecniche, amministrative e gestionali: l'intervento eseguito sulla macchina è quindi soltanto una parte di un processo più ampio.
Prima di introdurre un CMMS è quindi utile chiarire almeno alcuni aspetti fondamentali.
Quali asset devono essere gestiti? Quali attività devono essere registrate? Chi può aprire una richiesta? Chi stabilisce la priorità? Chi chiude l'intervento? Quali informazioni deve inserire il tecnico? Come vengono gestite le attività rinviate?
Non è necessario progettare un sistema perfetto prima di iniziare.
È però importante che il software venga configurato intorno a un processo comprensibile e che le persone coinvolte sappiano come utilizzarlo.
Anche il Federal Energy Management Program, nelle proprie indicazioni per la valutazione di un CMMS, richiama l'importanza di coinvolgere il personale operativo, verificare le reali necessità, evitare un eccesso di funzionalità e dedicare attenzione a formazione e implementazione.
Un sistema molto completo produce infatti poco valore se le persone che dovrebbero utilizzarlo lo percepiscono come troppo complicato e finiscono per aggirarlo.
Il CMMS dovrebbe quindi ridurre l'attrito nella gestione della manutenzione, non crearne di nuovo.
Durante la ricerca di un software CMMS è frequente incontrare anche gli acronimi EAM ed ERP.
I tre strumenti possono condividere alcune informazioni e, in determinati contesti, integrarsi tra loro, ma hanno perimetri differenti.
Il CMMS è focalizzato principalmente sulla gestione operativa della manutenzione: asset, interventi, ordini di lavoro, attività preventive, storico e processi collegati.
L'Enterprise Asset Management, EAM, considera invece l'asset in una prospettiva più ampia rispetto alla sola manutenzione.
È utile, a questo proposito, distinguere il software dalla disciplina gestionale.
La ISO 55000:2024 descrive l'asset management come un approccio sistematico alla gestione degli asset lungo il loro ciclo di vita, finalizzato a realizzare valore e supportare gli obiettivi dell'organizzazione.
In ambito software, una soluzione EAM tende quindi a riflettere un perimetro più ampio, che può comprendere aspetti relativi all'intero ciclo di vita dell'asset e non soltanto alle sue attività manutentive.
Questo non significa che un CMMS sia necessariamente destinato a organizzazioni piccole o che un EAM sia automaticamente una soluzione migliore.
Dipende dal problema che si vuole gestire.
Un ERP ha normalmente un raggio d'azione ancora differente.
Può gestire processi aziendali come amministrazione, acquisti, vendite, produzione, logistica e altre aree operative.
Il CMMS è invece uno strumento specializzato nella gestione della manutenzione.
I due sistemi non devono necessariamente essere alternativi.
In un'organizzazione strutturata può avere senso che il CMMS gestisca il processo manutentivo mentre l'ERP rimane il riferimento per altri processi aziendali, scambiando tra loro le informazioni necessarie.
Una volta stabilito che un sistema dedicato può essere utile, rimane una domanda: quale scegliere?
Non esiste una risposta valida per tutte le aziende.
Un software con moltissime funzionalità può essere sovradimensionato rispetto alle esigenze reali; al contrario, una soluzione troppo semplice potrebbe diventare rapidamente limitante.
La scelta non dovrebbe iniziare confrontando due lunghi elenchi di funzioni.
Dovrebbe partire dal processo.
Quali informazioni oggi sono difficili da recuperare? Quali attività vengono gestite manualmente? Dove si verificano errori o dimenticanze? Quali persone devono collaborare? Quali dati vorremmo avere ma oggi non riusciamo a raccogliere?
Soltanto dopo aver risposto a queste domande ha senso verificare quali funzionalità siano realmente necessarie.
Il responsabile della manutenzione può utilizzare il sistema ogni giorno dalla propria postazione.
Il tecnico, però, lavora spesso davanti a una macchina, in un reparto produttivo o presso una sede esterna.
La possibilità di consultare le informazioni e aggiornare rapidamente un intervento da smartphone o tablet può fare una differenza importante nell'utilizzo reale del sistema.
Un software tecnicamente molto completo, ma poco utilizzato, rischia infatti di produrre uno storico incompleto e quindi dati poco affidabili.
Anagrafica degli asset, gestione degli interventi, manutenzione preventiva, documentazione, notifiche, utilizzo mobile, ricambi e report sono alcune delle funzioni che possono essere considerate.
Ma non tutte hanno necessariamente la stessa importanza per ogni azienda.
È preferibile individuare prima le funzionalità indispensabili e successivamente quelle che potrebbero diventare utili con l'evoluzione del processo.
Un numero elevato di funzioni non utilizzate non rende automaticamente migliore un software.
Un CMMS raramente vive completamente isolato dal resto dell'organizzazione.
Può essere necessario collegarlo ad altri sistemi gestionali, importare dati, esportare informazioni oppure automatizzare alcuni passaggi.
Vale quindi la pena verificare quali possibilità di integrazione siano disponibili e quanto il sistema possa adattarsi alle esigenze future.
L'acquisto o l'attivazione del software rappresentano soltanto una parte del progetto.
Bisogna censire gli asset, configurare i processi, importare eventualmente informazioni già esistenti, definire ruoli e formare le persone che utilizzeranno il sistema.
Per questo la valutazione dovrebbe comprendere anche le modalità di avvio, il supporto disponibile e la capacità della soluzione di adattarsi al modo in cui l'azienda lavora.
L'obiettivo di un CMMS non dovrebbe essere semplicemente trasferire uno scadenziario da Excel a un'applicazione web.
Il vero passaggio consiste nel creare un sistema nel quale asset, attività, persone, documentazione e storico siano parti dello stesso processo.
Quando le informazioni sono collegate, diventa più semplice non soltanto sapere cosa deve essere fatto, ma anche ricostruire ciò che è successo, assegnare responsabilità, controllare le attività aperte e utilizzare lo storico per migliorare le decisioni successive.
È secondo questa logica che Webinteam ha sviluppato WITService, la soluzione dedicata alla gestione della manutenzione e delle risorse aziendali.
Ma il punto di partenza rimane sempre il processo.
Prima occorre capire quali informazioni servono, come vengono organizzate le attività, quali persone sono coinvolte e quali problemi vogliamo realmente risolvere. Solo dopo possiamo stabilire quale strumento sia più adatto a supportare il lavoro.
Un buon software di manutenzione non dovrebbe costringere l'azienda ad adattarsi inutilmente alla tecnologia: dovrebbe aiutarla a rendere più semplice, tracciabile e governabile un processo fondamentale per la sua operatività.
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